Autore: Roberto G.

Questa newsletter su PowerPoint affronta un argomento molto specifico che rappresenta spesso una preoccupazione per molti utenti. Non si tratta di argomenti contenutistici, che pure è rilevante affrontare, ma di un aspetto che concerne il salvataggio e trasporto della presentazione su supporto rimovibile o su spazi di deposito online per la proiezione su altri computer.

Una presentazione PowerPoint si compone di contenuti testuali e contenuti grafici, ma non tutto può essere inserito al suo interno. Una buona progettazione dovrebbe prevedere il giusto numero di collegamenti a risorse esterne che potrebbe essere necessario mostrare in base allo sviluppo degli argomentazioni o alle possibili domande da parte degli utenti.

Se è vero che i file esterni (siano essi documenti Word, file Pdf, altre presentazioni, cartelle di lavoro Excel o qualsiasi altra cosa) possono essere inseriti direttamente, in molti casi si preferisce creare un collegamento.

Il vantaggio del collegamento consiste principalmente nel fatto che non appesantisce la presentazione come accadrebbe con un oggetto importato e che si può intervenire sul file originario per apportare eventuali modifiche ed anche il file collegato in PowerPoint risulta aggiornato.

La cosa vale ancora di più se il file è depositato in una rete aziendale ed aggiornato da altre persone per cui si vuole immettere nella presentazione sempre la versione il più possibile aggiornata.

L’argomento della newsletter è la gestione dei collegamenti e non la loro creazione che tuttavia può essere fatta in vari modi qui accennati per comodità:

  • Inserire un collegamento ipertestuale ad un file esterno.
  • Inserire un pulsante d’azione e collegarlo al file esterno.
  • Inserire il file esterno come oggetto (Crea da file).
  • Aprire il file esterno, selezionare la parte che interessa (es. una tabella Excel) ed in PowerPoint usare l’opzione Incolla collegamento.

Una volta creati i collegamenti, il problema sarà ricordarsi di portare con sé oltra alla presentazione anche tutti i file collegati altrimenti non sarà possibile aprirli.

Un buon modo di operare sarebbe quello di preparare preventivamente una cartella in cui andare a collocare tutto il materiale necessario per la presentazione, inclusi i file ai quali ci si deve collegare. Il vantaggio è poter trasportare direttamente tutta la cartella.

Il problema è che non si ha sempre il tempo o la lucidità di pianificare oppure che i file si trovano in vari percorsi ed in varie cartelle da cui non possono essere prelevati o spostati.

Per fortuna PowerPoint viene in soccorso dell’utente con una funzionalità la cui denominazione non fa comprendere immediatamente le sue potenzialità: Crea pacchetto presentazione per Cd (in PowerPoint 2013) Presentazione di pacchetto per CD (in PowerPoint 2010). In PowerPoint 2013 si trova in File poi Esporta mentre in PowerPoint 2010 si trova in File e poi Salva e invia. La figura e la spiegazione si riferiscono alla versione 2013 ma la procedura sostanziale è simile in tutte le versioni.

 

 

La finestra avverte che nel pacchetto verranno inclusi tutti i file collegati e la presentazione sarà resa visibile nella maggior parte dei computer. In realtà il primo pensiero sarebbe quello di preparare un cd mentre invece vedremo a breve che il comando non richiede necessariamente di disporre di un cd.

Quando si fa clic su Pacchetto per CD si apre la seguente finestra.

 

  • Nella sezione Nome Cd si assegna un nome al Cd o cartella.
  • Dentro al riquadro File da copiare appare la presentazione su cui si sta lavorando. Attraverso il pulsante Aggiungi è possibile aggiungere al pacchetto altre presentazioni PowerPoint. In quel caso si attivano le due frecce che si trovano a sinistra, che permettono di impostare l’ordine di apparizione delle presentazioni nel caso di produzione di un cd (l’elenco delle presentazioni nel cd appare nell’ordine impostato in questa finestra).
  • Il pulsante Opzioni apre una finestra interessante che viene illustrata successivamente (sono illustrate le opzioni della creazione del pacchetto).
  • I due pulsanti in basso servono per finalizzare l’operazione. Come si può notare non c’è soltanto l’opzione che masterizza un cd ma anche quella che crea direttamente una cartella che può essere archiviata su pc o sul cloud o su un dispositivo rimovibile (ad esempio pen drive). Nella cartella viene incluso ciò che è specificato nella finestra Opzioni ed inoltre un visualizzatore di diapositive, qualora il computer su cui viene proiettata la presentazione non abbia installato PowerPoint

 

La finestra Opzioni ci informa che nel pacchetto vengono inclusi tutti i file collegati  ed i cosiddetti caratteri True Type.

Questo vuol dire che se nella presentazione ci fossero caratteri particolari che potrebbero non essere presenti su tutti i computer, tali caratteri vengono inclusi.

Nella sezione Sicurezza e privacy è anche possibile digitare una password di apertura ed una  eventuale password di modifica della presentazione ed effettuare il cosiddetto controllo documento, che verifica la presenza di informazioni riservate o nascoste che magari non si vogliono distribuire con la presentazione.

Come accenato, la creazione del pacchetto termina con la masterizzazione di un cd o con la creazione e salvataggio della cartella con il pacchetto sul computer o su qualisasi dispositivo di archiviazione, con la possibilità di aprire anche la acartella al completamento del processo.

 

 

 

Posted: 08 Feb 18 By: Category: Blog Read 23 times

Autore: Roberto G.

Uno degli argomenti che risulta un tabù per buona parte degli utilizzatori di Word sono le cosiddette tabulazioni. Esse rappresentano una delle opzioni di formattazione di un paragrafo. Come prima cosa va appurato cosa si intende per paragrafo. Si tratta di una nozione spogliata di ogni implicazione concettuale: in Word il paragrafo si genera ogni volta che l’utente volontariamente preme il tasto Invio per andare a capo.

Come seconda cosa va specificato che, per le tabulazioni, occorre usare il tasto Tab su tastiera. Per chi non lo sapesse, Tab è il tasto che si trova a sinistra della Q e che rappresentato da due frecce che vanno una in una direzione e l’altra nell’altra direzione.  

La pressione del tasto Tab sposta il cursore sulla stessa riga di un tot rispetto al margine sinistro del documento. Ok, ma a quanto ammonta questo tot? Per impostazione predefinita si tratta di 1,25 cm. Questo significa che ogni volta che si preme Tab il cursore si sposta di 1,25 cm (quindi al secondo clic si posiziona a 2,50 cm, al terzo 3,75 cm ecc.). Il tasto Tab è, quindi, molto più indicato della barra spaziatrice per una distanziazione corretta del testo dal margine sinistro.

Fatta questa premessa, perché bisogna usare le tabulazioni al posto delle tradizionali modalità di allineamento del testo rispetto ai margini (sinistra, destra, centrato, giustificato)? Semplicemente perché le tabulazioni consentono di decidere in modo più preciso e personalizzato dove collocare il testo e, quindi, di disporre il testo su una riga nel modo desiderato.

Le tabulazioni possono essere impostate in due modi differenti: dalla finestra di dialogo Tabulazioni oppure direttamente dal righello. Il primo modo permette una maggiore esattezza ed è quello su cui ci soffermiamo inizialmente, per poi dare un’occhiata rapida anche al secondo modo.

La finestra di dialogo Tabulazioni è accessibile dopo aver cliccato sul piccolo pulsante denominato Impostazioni paragrafo che si trova in basso a destra del gruppo di comandi Paragrafo. Nella finestra Formato paragrafo si clicca sul pulsante Tabulazioni in basso a sinistra e finalmente si arriva alla finestra Tabulazioni sotto illustrata.

La prima operazione è l’impostazione della posizione dei punti di tabulazione espressa in centimetri. Si possono impostare più punti di tabulazione. Nel nostro caso ne imposteremo 4: uno a 2,5 cm, un altro a 6 cm, un terzo a 11,5 cm ed un quarto a 15 cm. Per ogni tabulazione si digita la misura desiderata e poi si preme su Imposta in basso a sinistra.

La seconda operazione è determinare quale tipologia di tabulazione si va ad immettere. Ne esistono 4:

  • Tabulazione sinistra. Il punto di tabulazione coincide con la prima lettera della prima parola e tutto il testo seguente viene digitato, come di norma, a destra della prima lettera.
  • Tabulazione al centro. Il punto di tabulazione coincide con il carattere che si trova esattamente a metà della parola o frase digitata. Le altre lettere si dispongono equamente alla sua destra o alla sua sinistra.
  • Tabulazione destra. Il punto di tabulazione coincide con l’ultima lettera dell’ultima parola e tutto il testo seguente viene digitato a sinistra della prima lettera.
  • Tabulazione decimale. Permette di allineare sempre i decimali dopo la virgola di una cifra.

La terza operazione è facoltativa: immettere un carattere di riempimento tra un punto di tabulazione ed un altro oppure lasciare tutto inalterato senza punti di tabulazione. Invece, i pulsanti Cancella e Cancella tutto permettono rispettivamente di cancellare una singola tabulazione selezionata oppure di cancellare tutte le tabulazioni. Le tabulazioni rimangono attive ogni volta che si va a capo. Quando si deve tornare al normale flusso del testo, occorre cancellare le tabulazioni per tornare all’impostazione predefinita (una tabulazione sinistra ogni 1,25 cm) oppure mantenerle ma senza usare il tasto Tab.

Di fatto, la tabulazione può essere utilizzata al posto della tabella, per disporre il testo nella stessa riga nella posizione desiderata. Consente una maggiore precisione ed un grado più elevato di personalizzazione. Nell’esempio, sono stati impostati i punti di tabulazione alle posizioni indicate qualche riga sopra e, allo scopo di illustrazione didattica, sono stati usati le 4 tipologie nell’ordine in cui sono state elencate.

 

L’immagine che si trova più sotto mostra il risultato che si ottiene che, ovviamente, non va giudicato da un punto di vista estetico ma solo per verificare come si mostrano i vari tipi di tabulazione. Sul righello appaiono i punti di tabulazione impostati dove l’icona  rappresenta la tabulazione sinistra, l’icona  la tabulazione centrata, l’icona  la tabulazione destra e l’icona  la tabulazione decimale.

Come si vede, nel caso del nome c’è una tabulazione sinistra (punto di tabulazione = la prima lettera di ogni nome) per il cognome la tabulazione al centro (punto di tabulazione = lettera centrale del cognome) per la qualifica la tabulazione destra (punto di tabulazione = ultima lettera della qualifica) e per lo stipendio la tabulazione decimale (punto di tabulazione = virgola decimale)

Il righello non serve solo per verificare la presenza di punti di tabulazione ma anche per inserirli o cancellarli in modo alternativo alla finestra di dialogo Tabulazione.

  • Per immettere il punto di tabulazione, scegliere la tipologia di tabulazione dal piccolo pulsante con la L che si trova a sinistra del righello (ad ogni pressione viene proposta una tabulazione diversa) e cliccare con il tasto sinistro del mouse sul righello in prossimità del numero che rappresenta la posizione della tabulazione.
  • Per cancellare un punto di tabulazione dal righello, selezionarlo premendo e tenendo premuto il tasto sinistro del mouse e poi trascinare il punto fuori dal righello

 

Posted: 21 Dic 17 By: Category: Blog Read 59 times

Autore: Roberto G.

Scrivere una newsletter su Access è un buon viatico per iniziare a far comprendere agli utenti l’importanza di questo programma di norma ignorato e considerato come una versione più complessa di Excel. Access riveste, invece, un ruolo fondamentale, soprattutto quando si debbono gestire enormi quantità di dati, mettere in relazione tabelle diverse tra di loro, debbono impostare interrogazioni permanenti dei dati (le cosiddette query).

La prima idea è stata descrivere già una delle varie funzionalità rilevanti del programma, ma poi è subentrato il pensiero di sensibilizzare all’uso di Access in un modo che possa risultare comprensibile a tutti ovvero partendo da … Excel. La situazione che si vuole ricostruire è semplice e classica: la difficoltà se non l’impossibilità di gestire una tabella, cresciuta a dismisura come mole di dati, con Excel. Il punto è: trasferire i dati in Access.

Prima di procedere, è necessario ribadire uno dei concetti cardine del travaso di dati da un’applicazione ad un’altra del pacchetto Office: la differenza tra collegare ed incorporare. Si tratta di due metodologie diverse.

 

 

Nel caso di Access il concetto va spiegato più nel dettaglio, perché le modalità di immissione dei dati presentano varie sfaccettature.

Il punto di partenza è un file di non molte colonne ma già di parecchie righe (oltre 30000) destinato ad accrescersi nel tempo. La tabella è ancora gestibile con Excel, ma conviene già trasferirla in Access.

Alcune righe sono illustrate a seguire e rappresentano il totale delle spese a fronte del budget stanziato per i vari reparti e per le varie voci di spesa di una multinazionale che ha sedi in tutto il mondo.

 

COLLEGARSI AD UNA TABELLA EXCEL

La strada del collegamento lascia la piena sovranità ad Excel. Access non è altro che il collettore di una tabella che continua ad essere alimentata in Excel; così agendo non si trae alcun beneficio da Access in termini di dimensioni e di struttura della tabella, ma se ne traggono nell’ambito della interrogazione del database, con la possibilità di fare le cosiddette query (tabelle filtrate in modo permanente) e di reportistica con lo strumento Report che è peculiare di Access.

  • L’avvio dell’operazione avviene dal comando Excel presente nella scheda Dati esterni, nel gruppo Importa e collega.
  • Nella finestra di carica dei dati esterni, si mette il segno di spunta su Collega all’origine creando una tabella collegata. La descrizione del comando avverte con chiarezza che ci si collega ai dati di origine in Excel e che le modifiche sono possibili sono in Excel, che resta l’origine dati. La scelta della cartella di lavoro di origine avviene cliccando su Sfoglia e cercando il file Excel cui collegarsi.

 

  • La finestra successiva consente di scegliere la tabella cui collegarsi mostrando o i fogli di lavoro o eventuali intervalli definiti ovvero rinominati dall’utente.

 

  • Dopo aver fatto la scelta della tabella, occorre indicare ad Access se la prima riga contiene le intestazioni ovvero le etichette. Può capitare che l’ambito dei dati Excel non sia ben definito ed allora c’è il rischio che si includano nel collegamento colonne vuote. La rimozione di tali colonne va fatta in Excel perché, come detto, Access non fa altro che raccogliere la tabella Excel.

 

  • Nell’ultimo passaggio bisogna solo accettare il nome della tabella oppure rinominarla nel modo desiderato. A questo punto appare la tabella in Access. Il simbolo della freccia accanto all’icona di Excel indica che la tabella è solo un collegamento ad un’origine dati Excel.

 

IMPORTARE UNA TABELLA EXCEL

Molto differente è l’operazione che importa una tabella Excel all’interno di Access. Alcuni passaggi sono simili al collegamento mentre altri sono differenti e marcano la diversità. La tabella diventa organica ad Access e si possono apportare modifiche contenutistiche e strutturali. Nella prima finestra si sceglie Importa dati di origine in una nuova tabella nel database corrente.

Come indica il riquadro, viene creata una tabella se questa non esiste o viene sovrascritta se questa già esiste con la stessa denominazione. Eventuali modifiche apportate ai dati di origine non vengono riflesse in Access: occorre ripetere l’importazione. Le prime due schermate della procedura sono simili al collegamento. Poi scattano le differenze nelle schermate successive.

 

  • Viene chiesto di adattare o meno la tipologia dei dati alla tabella Access. Nella maggioranza dei casi Access è in grado di riconoscere ed assegnare il tipo corretto di dati, altrimenti si può intervenire in questa schermata. Inoltre è possibile decidere di non importare una o più colonne.

 

 

  • Il passaggio seguente è specifico di Access e potrebbe mettere in crisi l’utente. Non si può in poche righe trattare a fondo l’argomento. Basta solo specificare che Access vuole sapere, al fine dell’ottimizzazione del database soprattutto in vista di eventuali relazioni con altre tabelle, se nella tabella Excel esista una colonna chiave primaria ovvero una colonna che contenga solo valori univoci e non ammetta duplicati. Le altre due alternative sono la creazione di una chiave primaria automatica da parte di Access (numerazione progressiva) o l’impostazione di nessuna chiave primaria.

 

  • Dopo l’assegnazione di un nome alla tabella, il punto cruciale è la possibilità di salvare i passaggi dell’importazione al fine di rieseguirla rapidamente. Addirittura è possibile associare tale azione ad un’attività di Outlook ed impostare un promemoria. Ciò rende agevole una operazione che altrimenti sarebbe noiosa da ripetere: l’importazione della stessa tabella Excel ogni qualvolta siano stati aggiornati i dati di origine.

 

Posted: 20 Nov 17 By: Category: Blog Read 91 times

Autore: Roberto G.

L’inserimento di un grafico all'interno di una presentazione è un argomento molto diffuso tra gli utenti di PowerPoint, La preoccupazione è più che giustificata: PowerPoint è un programma visivo in cui le immagini e la grafica rivestono un ruolo fondamentale. In queste pagine ci soffermiamo sulle modalità di immissione tralasciando la personalizzazione dei grafici, argomento che merita ulteriori approfondimenti.

La considerazione iniziale è la seguente: il grafico deve essere creato direttamente in PowerPoint oppure si dispone già di un grafico su un foglio di lavoro Excel? Gli approcci sono naturalmente differenti così come è differente l’impatto cromatico, a meno che Excel e PowerPoint non condividano lo stesso tema grafico (il concetto di tema grafico è basilare e di sicuro sarà oggetto di una newsletter futura).

 

INSERIRE UN GRAFICO POWERPOINT

 

La prima opzione prevede l’inserimento diretto di un grafico all’interno di una diapositiva. Se alla diapositiva è stato applicato un layout che preveda la presenza contenuti grafici, appare anche l’icona per inserire un grafico. Se la diapositiva non ha un layout contenuti, allora occorre posizionarsi sulla scheda Inserisci e cliccare sul comando Grafico nella scheda Illustrazioni.

La scelta della categoria del grafico e della tipologia di grafico all’interno della categoria, va fatta all’interno della finestra di dialogo Inserisci Grafico. L’aspetto di questa finestra varia a seconda della versione di PowerPoint cosi come la disponibilità di alcuni tipi peculiari di grafico, ma per quanto concerne i grafici più usati (istogrammi, barre, torte, linee) la modalità di immissione è simile: prima si sceglie la categoria poi il grafico inerente alla categoria. Nell’esempio illustrato, che mostra la finestra nella versione 2013 di PowerPoint, si è scelto il grafico Colonne raggruppate nella categoria Istogramma.

 

Un grafico ha bisogno di dati e questi non sono presenti in PowerPoint. Per poter creare il grafico, viene aperto anche una sorta di foglio Excel con alcuni dati fittizi. Dati ed etichette vanno sostituiti con quanto di proprio interesse. Se tali valori sono già presenti in una cartella di lavoro Excel, è possibile anche copiarli ed incollarli. Al termine della immissione dei dati, si chiude la finestra del foglio Excel e rimane il grafico nella diapositiva.

 

I colori del grafico sono quelli relativi al tema grafico applicato, che nell’esempio è il Tema di Office, vale a dire quello predefinito (per verificare il tema va attivata la scheda Progettazione). La gestione e personalizzazione del grafico avviene attraverso le schede a comparsa Progettazione e Formato mentre la scheda Layout, presente fino alla versione 2010, è stata sostituita da un pulsante 

che appare a destra del grafico.

 

INSERIRE UN GRAFICO DA EXCEL

L’ipotesi forse più plausibile prevede che si abbia già un grafico dentro ad un foglio di lavoro Excel. In questo caso si fa ricorso alla classica operazione di copia ed incolla, ma occorre fare alcuni distinguo. Innanzitutto ipotizziamo che nel foglio di lavoro Excel di esempio, il tema grafico sia diverso da quello applicato alla presentazione PowerPoint.

Per poter analizzare le differenti modalità di copia ed incolla, utilizziamo le Opzioni Incolla disponibili al momento dell’incollamento o nella parte inferiore del comando Incolla sulla scheda Home o nel menu contestuale che appare dopo aver fatto clic con il tasto destro del mouse. I concetti cardine sono due: formattazione ed incorporamento o collegamento

 

 

  • Usa tema destinazione ed incorpora cartella di lavoro. Equivale alla normale operazione di copia ed incolla. La formattazione del grafico si adatta al tema di PowerPoint, anche se dalla scheda Progettazione degli Strumenti Grafico può essere cambiata. Il grafico viene incorporato. Con i comandi di Modifica dati presenti sulla scheda Progettazione si apre un foglio Excel simile a quello di origine ma non c’è un collegamento per cui se si cambiano i dati, si modifica il grafico PowerPoint ma quello Excel di provenienza rimane immutato.

 

  • Mantieni formattazione originale e incorpora cartella di lavoro. Come nell’opzione precedente, il grafico vien incorporato ma la formattazione rimane quella di origine ovvero del tema applicato al foglio Excel, anche se è sempre possibile modificarla.
  • Usa tema di destinazione e collega i dati. Come nella prima opzione, i colori si adattano al tema di PowerPoint (con possibilità di modifica), ma in questo caso viene creato un collegamento tra grafico prelevato da Excel e graffio immesso in PowerPoint. L’aggiornamento dei dati è possibile sia da Excel (il grafico PowerPoint si aggiorna in automatico) sia da PowerPoint (il grafico Excel di origine si aggiorna in automatico).
  • Mantieni formattazione originale e collega dati. Si crea il collegamento tra PowerPoint ed Excel ma i colori in questo caso sono quelli presenti nel tema Excel. Come sempre la formattazione può essere cambiata.
  • Immagine. Il grafico viene incollato come se fosse un’immagine. La formattazione è quella del foglio Excel e non è modificabile così come non sono in alcun modo modificabili i dati. È solo possibile solo gestire l’immagine con gli strumenti disponibili nella scheda Formato.

 

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Posted: 16 Ott 17 By: Category: Blog Read 106 times

Autore: Roberto G.

L’argomento di questa newsletter è il programma Microsoft Word, molto utilizzato ma spesso poco conosciuto in profondità.

L’oggetto specifico è la creazione di un sommario.

A dire il vero molti lo chiamano indice e spesso si fa confusione tra i due termini. Tale confusione va chiarita perché in Word questi due termini indicano due funzionalità differenti.

 

INDICE O SOMMARIO?

Quindi, quello che molti utenti di norma chiamano come indice (ad esempio gli studenti che preparano una tesi di laurea e cui viene chiesto di collocare ad inizio documento un indice dei capitoli e paragrafi) in Word viene denominato sommario.

Detto questo, ogni volta che si redige un documento più o meno lungo può essere necessario o comunque agevole inserire un sommario, che consente anche la navigazione all’interno dei vari capitoli.

Molti non sanno, tuttavia, come fare e pertanto preparano il sommario manualmente, digitando i titoli ed i numeri di pagina, con l’inevitabile seccatura che ogni aggiunta, modifica o cancellazione al documento che cambia il titolo di un capitolo o il suo numero di pagina comporta la correzione manuale del sommario.

Non sarebbe meglio automatizzare il tutto? Già ma basta con le chiacchiere. Come si fa?

 

INSERIRE UN SOMMARIO

Il punto di partenza è l’applicazione di uno stile titolo al testo che costituisce il titolo del capitolo o del paragrafo.

Non tutti conoscono l’importanza degli stili di formattazione ed in particolare degli stili titolo e varrà la pena di ritornare prima o poi su un argomento di grande rilevanza.

Per applicare uno stile titolo predefinito, occorre selezionare il testo da formattare e poi agire dal gruppo Stili della scheda Home nella Barra multifunzione.

Come si vede dall’immagine seguente, gli stili sono identificati da un nome e da un’anteprima che mostra gli effetti dell’applicazione dello stile.

 

Cliccare su uno degli stili applica lo stile in questione.

Per il sommario va utilizzato, come detto, uno tra gli stili titolo, che sono contrassegnati da un numero progressivo (Titolo 1, Titolo 2, Titolo 3 ecc.) che rappresentano un livello gerarchico.

Per capirci, un capitolo andrebbe formattato con stile Titolo 1, un paragrafo con stile Titolo 2 e via dicendo.

Dopo questa lunga ma essenziale premessa, siamo pronti a generare in pochissimi attimi il nostro sommario. Abbiamo due possibilità, a seconda che desideriamo solo inserire un sommario o impostarne anche le opzioni.

  • Nel primo caso, ci posizioniamo sulla scheda Riferimenti della Barra multifunzione e nel gruppo di comandi Sommario facciamo clic su Sommario. L’elenco contestuale che appare ci viene in aiuto proponendo 3 tipologie di sommario incorporate (Tabella automatica 1, Tabella automatica 2 e Tabella manuale). Si sceglie uno dei tre stili e … il gioco è fatto. Il sommario appare nel documento
  • Nel secondo caso agiamo come nel modo precedente, ma invece di scegliere uno dei sommari incorporati, facciamo clic su Sommario personalizzato. Appare la finestra illustrata nell’immagine

 

Come si può notare, ci sono alcune opzioni da impostare quali la scelta del formato tra quelli disponibili (da modello, Ricercato, Formale ecc.); se far apparire o meno i numeri di pagina ed in caso se allinearli a destra o collocarli dopo l’ultima parola del titolo; quale carattere di riempimento va usato nel caso di allineamento di numeri a destra; quanti livelli gerarchici di stili titolo mostrare; se trasformare tutto il testo del sommario in un collegamento ipertestuale o solo i numeri.

L’ultimo punto è importante perché rende navigabile il documento tramite il sommario.

Un’ultima notazione: cosa accade al sommario se cambia qualcosa nel documento?

Supponiamo l’aggiunta di un nuovo capitolo o paragrafo con stile titolo o la modifica di un titolo esistente o ancora l’immissione di testo ulteriore che fa cambiare il numero di pagina del titolo.

Il sommario non si aggiorna in automatico ma bisogna fare clic con il tasto destro del mouse in un punto qualunque del sommario e poi su Aggiorna.

Una piccola finestra suggerisce la scelta da fare: l’aggiornamento dell’intero sommario o soltanto dei numeri di pagina.

 

Posted: 19 Set 17 By: Category: Blog Read 125 times

Autore: Roberto G.

Bisogna inserire in una o magari più celle di Excel dati valutari, ad esempio uno stipendio, un prezzo di vendita, l’importo di una fattura. Perché perdere tempo a digitare il simbolo dell’euro, il separatore delle migliaia, i due zeri decimali dopo la virgola? È sufficiente selezionare la cella o le celle che contengono i valori a cui è necessario applicare il simbolo di valuta, fare clic con il pulsante destro del mouse, fare clic su “formato celle

E scegliere tra formato valuta e formato contabilità. Quale dobbiamo usare?

Quali sono le differenze tra i due?

La prima differenza è puramente visiva e si nota appena si applicano i due formati.

  • Nel formato VALUTA il simbolo valutario è visualizzato accanto al primo numero della cifra.
  • Nel formato CONTABILITÀ il simbolo valutario è allineato a sinistra della cella, il valore a destra.  

 

 

 

La seconda è che il formato VALUTA consente di formattare in automatico i valori negativi con colore rosso ed i positivi in nero, il formato CONTABILITÀ non prevede questa opzione.

Quindi, se il valore negativo è il risultato di una formula (ad esempio la differenza tra entrate ed uscite) diventa più facile individuarlo, soprattutto in fogli di lavoro con tanti record.

 

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Posted: 18 Lug 17 By: Category: Blog Read 231 times
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